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Il Gabinetto naturalistico del Conte Luigi d'Arco. Un sentiero nella storia naturale lombarda

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foto copertina libro

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Le collezioni naturalistiche del conte Luigi d'Arco (1795-1872) sono allestite al piano nobile della palazzina quattrocentesca che si trova in fondo alla giardino.


Come spesso accade per gli studiosi ottocenteschi, anche Luigi d’Arco rivolse la sua attenzione all’intera sfera naturalistica interessandosi di molti ambiti della natura: botanica, malacologia, geologia, paleontologia, osteologia, ornitologia ed entomologia cosicchè diventa difficile scindere in maniera univoca le sue singole ricerche da tutti gli altri studi.

Se il conte non pubblicò i risultati delle sue ricerche, eccetto rari casi, la storia preservò al suo posto la ricca ed eterogenea collezione, riunita in un vero e proprio Gabinetto naturalistico; mentre la Biblioteca e l'Archivio del palazzo conservano i libri di storia naturale e il prezioso fondo (AFLA) di taccuini, di appunti e della corrispondenza del Conte. Nel 2019 grazie ad progetto di studio, reso possibile con il contributo di Regione Lombardia, il fondo è stato riordinato, facendo emergere nuove informazioni e un curioso racconto di viaggio, quello del conte Luigi d'Arco nel sentiero della storia naturale lombarda.

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Entrando nella Sala di Apollo, di particolare pregio e interesse si rivela la collezione ornitologica, restaurata nel 1995, che annovera un rilevante numero di specie italiane, molte delle quali diffuse anche nel territorio mantovano e in qualche caso oggi rare (come il Tarabuso, Botaurus stellaris) o assenti. Dei 352 campioni totali, oltre a quelli autoctoni, se ne evidenziano anche alcuni normalmente alloctoni, come l’esemplare di Ibis mignattaio (Plegadis falcinellus) rinvenuto nei dintorni di Mantova e attualmente diffuso in prevalenza nelle zone sud-orientali dell’area mediterranea. Rilevante risulta la presenza di numerosi esemplari di Ardeidi, fra i quali nel Museo d’Arco si annoverano tutte le specie italiane, tranne una, e quella dei rapaci, che conta numerosi esemplari di dimensioni anche notevoli, come l’Aquila reale (Aquila chrisaetos), il Gipeto (Gypaetus barbatus) e il Grifone (Gyps fulvus) fra gli Accipitridi – predatori diurni – e il Gufo reale (Bubo bubo), il Barbagianni (Tyto alba) e il Gufo di palude (Asio flammeus) tra gli Strigiformi, che hanno abitudini prevalentemente crepuscolari o notturne.

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Da segnalare nell’ambito zoologico due campioni tassidermizzati e collocati su di un basso armadio al centro della successiva Sala di Seth: un esemplare giovanile, lungo circa 130 cm, di Coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), uno degli storici 4 coccodrilli impagliati attualmente presenti in Musei e luoghi di culto del Mantovano (da ricordare in particolare quello presente al Liceo Virgilio, donato alla scuola da Giuseppe Acerbi intorno al 1830) e uno di Tartaruga marina della specie Caretta caretta, entrambi in ottimo stato di conservazione.

Nella stessa sala si trova la collezione paleontologica d’Arco che conta in totale all’incirca 5.000 pezzi, considerando anche le specie che in molti casi si reperiscono in considerevoli unità; i fossili provengono soprattutto dalle zone che all’epoca potevano essere geograficamente più accessibili da Mantova, come il Veronese, il Piacentino, il basso Piemontese, la Toscana.
Sono esposte nelle vetrine storiche alcuni tra i pezzi più significativi della collezione, sia da un punto di vista estetico, sia per importanza scientifica, fra i quali spiccano alcuni esemplari di Pesci eocenici dell’alta Val d'Alpone (Bolca - VR) che costituiscono proprio il nucleo storico della raccolta, ancora in ottimo stato di conservazione: tra questi si segnalano un bell’esemplare di Platax plinianus, uno di Mene rhombea e uno di Sparnodus vulgaris, reperito in impronta e controimpronta.

Di età decisamente diversa, ma imponenti per dimensioni, spiccano nella stessa sala due imponenti palchi fossili: uno di Megaloceros giganteus e l’altro di Alces alces.

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Si aggiunge la sezione osteologica che comprende numerosi palchi di cervidi collocati - secondo il gusto dell’epoca - su pannelli appesi alle pareti, oltre ad alcuni crani di mammiferi di taglia medio grande, come Sus scrofa, o Bos primigenius ed Equus ferus przewalskii sistemati sopra gli armadi-vetrina di destra.

La collezione malacologica, che conta circa 5000 esemplari, si compone di specie d’acqua dolce, oltre che marine e terricole, conservate negli armadi con vetrina ma anche nelle cassettiere poste alle pareti della stanza di Seth, dove sono ospitati soprattutto gli esemplari acquidulcicoli e terricoli, esteticamente meno affascinanti, ma certamente molto numerosi e collocati dentro scatoline in cartone recanti il nome manoscritto.
Per quanto concerne invece le specie marine, la provenienza si colloca sia in area mediterranea, sia indo-pacifica: all’interno di una delle vetrine del Museo sono esposte 225 conchiglie, gli esemplari meglio conservati e più gradevoli esteticamente, quasi tutti di provenienza extramediterranea. La raccolta presenta numerosi campioni di notevole impatto estetico - come ad esempio Turbo sarmaticus (di provenienza sudafricana), Lobatus gigas, Haliotis chracherodii e numerosi e variegati esemplari di cipree e di Murex.

Fra gli interessi naturalistici di Luigi d’Arco, la botanica occupa sicuramente un ruolo di primaria importanza, testimoniato anche dall’intento, dichiarato in più di un suo scritto e nelle esortazioni ai colleghi botanici, di arrivare alla compilazione di una Flora d’Italia. L’erbario custodito presso Palazzo d’Arco rappresenta certamente un primo passo di questo ambizioso progetto.
La raccolta del conte Luigi consta complessivamente di 148 pacchi conservati in armadi lignei. Purtroppo ad oggi sono ispezionabili 59 pacchi, restaurati nel 1995, che, già ad una prima analisi, rivelano un’opera non costituita da un corpo unico ma compilata a più mani e in più riprese, in cui si possono individuare diversi nuclei tra cui si segnala quello di flora mantovana.