Palazzo degli Studi

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Il Palazzo degli Studi che da solo occupa un intero isolato, rappresenta un’ideale unità urbanistica, storica e culturale con l’adiacente Palazzo dell’Accademia. Anche a Mantova l’insegnamento fu una delle principali cure degli ordini religiosi, in particolare dei Gesuiti che si occupavano dell’educazione delle classi sociali medio-alte. Stabilitasi in città nel 1584 con l’appoggio e il favore del duca Guglielmo Gonzaga e della moglie Eleonora d’Austria, la Compagnia del Gesù godette di importanti rendite, costituite da lasciti e donazioni, a cui si aggiunse la grandiosa fabbrica del loro collegio, eretta su disegno dell’architetto bolognese Alfonso Torreggiani (1682- 1764) verso la metà del XVIII secolo. I Gesuiti operarono fino al 1773 quando, nell’ambito delle riforme, il governo asburgico assunse direttamente la guida delle istituzioni locali. L’introduzione di un ordinamento scolastico superiore, articolato in varie discipline, integrate sovente da sperimentazioni di laboratorio, impose sedi funzionalmente strutturate ed organizzate. Già all’interno del Palazzo dell’Accademia trovarono spazio strutture come il teatro anatomico e una biblioteca; l’esiguità degli spazi non permise tuttavia un loro adeguato sviluppo. Per questo motivo, fin dal 1775, furono commissionati i progetti per una nuova grande biblioteca pubblica (oggi Biblioteca Comunale Teresiana), così come quelli per il museo lapidario, il museo di storia naturale e il gabinetto numismatico, i teatri per la fisica e la chimica sperimentale da realizzare accanto al ginnasio nell’adiacente complesso ex gesuitico.
In particolare, in riferimento alla biblioteca pubblica, si ricorda che l’unione della biblioteca del soppresso Collegio Gesuitico con quella dell’Accademia era stata disposta dal Firmian già nel 1774.
La nuova biblioteca fu inaugurata il 30 marzo 1780 e fu accolta al primo piano del complesso, in un ampio locale riadattato su progetto dell’architetto Paolo Pozzo: la prima sala teresiana, di cui Pozzo progettò le grandi scaffalature in noce disposte su due piani riferendosi allo stile di Johann Bernhard Fischer von Erlach (1656-1723), architetto della Hofbibliothek di Vienna; la seconda sala teresiana, strutturata con scaffalature lignee, dotate di scale interne e ballatoi, fu invece realizzata per i primi due ordini attorno al 1806, il terzo ordine fu completato nel 1820, il quarto infine attorno agli anni Cinquanta del Novecento.
La carica di prefetto fu affidata a Leopoldo Camillo Volta, che dopo aver conseguito a Mantova la laurea in giurisprudenza e il titolo di avvocato, aveva perfezionato i propri studi a Vienna. I primi fondi che costituirono il patrimonio librario dell’istituto furono quelli dei Gesuiti e le opere già in possesso dell’Accademia, oltre alle biblioteche private del conte Negrisoli e del medico Francesco Barbieri. Tra il 1782 e il 1811 arrivarono le librerie più importanti per rarità e numero: quelle provenienti dai numerosi ordini monastici e religiosi soppressi.