Biblioteca Teresiana

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mappamondoLa Biblioteca comunale Teresiana ha sede in un'ampia ala del gesuitico Palazzo degli Studi, costruito tra il 1753 e il 1763 su disegno dell'architetto bolognese Alfonso Torreggiani. L'edificio era inserito nel complesso architettonico del Collegio dei gesuiti fondato nel 1584, che insieme alla Biblioteca comprende oggi e l'Archivio di Stato con l'annessa chiesa della SS. Trinità, completata nel 1605 e il liceo classico Virgilio. Il Palazzo, che occupa da solo un intero isolato, rappresenta un'ideale unità urbanistica, storica e culturale con il Palazzo Accademico, terminato nel 1775 al fine di ospitare le accademie preesistenti riformate nella Accademia Reale di scienze, lettere e arti. La Biblioteca pubblica, inaugurata nel 1780, trovò sede al primo piano del Palazzo degli studi, in due ampi locali del Collegio gesuitico che furono riadattati su progetto dell'architetto Paolo Pozzo: la prima sala teresiana, di cui Pozzo progettò le grandi scaffalature in noce disposte su due piani riferendosi allo stile di Fischer von Erlach, architetto della Hofbibliothek di Vienna, e la seconda sala teresiana, strutturata con scaffalature lignee su tre piani, divenuti quattro dopo la seconda guerra mondiale. Entrambe le sale, dotate di scale interne e ballatoi, donano ancora oggi agli ambienti solennità e decoro. Intorno al 1930 la Biblioteca si ampliò occupando il lungo corridoio, anch'esso al secondo piano dell'edificio, che fino al 1915 era adibito a museo antiquario ed esponeva antiche statue e iscrizioni marmoree, tra il 1915 e il 1925 trasferite a Palazzo Ducale. Nel 1930 il corridoio fu diviso in sale di consultazione, uffici e magazzini, e nel 1932 fu creata la Sala dei Libri Rari. Un secondo intervento di ristrutturazione, che interessò le sale di studio, gli uffici, i magazzini e la scala di accesso, avvenne nel 1959. L'Imperial Regia Biblioteca di Mantova fu quindi aperta al pubblico il 30 marzo 1780, in conformità con il vasto programma di laicizzazione e riforma delle istituzioni culturali ed educative varato nel 1749 da Maria Teresa d'Austria. Alla politica illuminata dell'impero asburgico corrispose infatti, in area lombarda, la fondazione di una struttura omogenea di biblioteche pubbliche ordinate sul territorio, quasi sempre negli edifici conventuali della Compagnia di Gesù, soppressa nel 1773, con al vertice la Biblioteca Pertusati di Milano, che nel 1786 assunse il nome di Braidense, e la Biblioteca Universitaria di Pavia. Nello stesso scorcio vedevano quindi la luce sul territorio lombardo la Biblioteca di Cremona e, di poco successive, quelle di Como e Lodi.
La nascita e lo sviluppo originario della Biblioteca può tuttavia essere compreso appieno solo considerando l'intreccio di relazioni con altre istituzioni culturali cittadine: fu infatti fondata quale istituto sussidiario per lo studio e la ricerca rispetto all'Accademia e al liceo-ginnasio, e fino a oltre la metà dell'Ottocento questi tre istituti ebbero una gestione comune. Grazie a una dotazione annua e a stanziamenti straordinari dell'amministrazione asburgica furono inoltre acquistate opere d'interesse soprattutto naturalistico, come la collezione dello scienziato svizzero, di lingua tedesca, Albrecht von Haller, ripartita tra diversi istituti della Lombardia austriaca. Una politica di ridistribuzione di duplicati (1778-1783) permise quindi di ottenere circa 13.000 volumi, provenienti dalle biblioteche di Vienna, Cremona e dalla Braidense. Durante il periodo francese (1797-1799, 1801-1814) nuove soppressioni monastiche comportarono l'arrivo da tutta la provincia dei preziosi patrimoni bibliografici dei conventi di San Benedetto in Polirone, di Santa Maria delle Grazie, di agostiniani, domenicani, francescani e cappuccini. Si stima che il patrimonio sia progressivamente aumentato dalla iniziale dotazione di circa 6.000 volumi ai circa 40.000 del 1823. Nel periodo della Restaurazione gli avvenimenti politici e la pesante censura instaurata dal governo austriaco inibirono la vita culturale della città. Tra i fatti degni di menzione che coinvolsero la Biblioteca si ricordano la restituzione, avvenuta nel 1816, dei manoscritti trafugati dai francesi, l'acquisto nel 1824 del fondo dei manoscritti di Leopoldo Camillo Volta (proto prefetto della Biblioteca quasi ininterrottamente dal 1779 al 1823) e nel 1838 della raccolta completa della "Gazzetta di Mantova". Con l'annessione di Mantova al Regno d'Italia, avvenuta nel 1866, la Biblioteca divenne governativa (statale). Sul finire del secolo essa fu positivamente investita dal clima di partecipazione e dalla relativa vivacità intellettuale che rianimarono la città, e attorno ad essa si polarizzò l'interesse di amministratori e di esponenti della cultura locale, che ne patrocinarono il passaggio all'amministrazione comunale avvenuto nel 1881. Essa acquisì pertanto altri doni e lasciti nel frattempo concessi al Comune. All'inizio del Novecento la Biblioteca, il cui patrimonio librario era arrivato a circa 120.000 volumi, si estese al lungo corridore del primo piano, che per tutto il secolo precedente era stato adibito a museo statuario. Nel 1912 un primo segnale di mutamento rispetto al carattere elitario dell'istituto della biblioteca pubblica, che in Europa perdurò fino al primo ventennio del secolo scorso e in Italia oltre il secondo conflitto mondiale, fu l'apertura al piano terra del Palazzo degli Studi di via Ardigò della sezione "Biblioteca Popolare", aperta per sei mesi all'anno (da novembre ad aprile) nella fascia oraria serale per consentire l'affluenza dei lavoratori, nel 1915 trasferita a Palazzo Aldegatti. Nel 1930 fu siglata una convenzione che permise il deposito della preziosa biblioteca della Comunità ebraica di Mantova.teresiana4crop Al secondo dopoguerra, sotto la direzione di Ubaldo Meroni, risale l'introduzione dei nuovi cataloghi dizionari a schede mobili per autori, titoli e soggetti che hanno parzialmente sostituito (ma il processo non è ancora concluso) le vecchie schede, per lo più manoscritte, in formato Staderini. Nel 1952 il patrimonio librario fu stimato in 200.000 volumi. Nel 1959, in occasione del completamento del restauro dell'edificio voluto dal sindaco Eugenio Dugoni, venne allestita la mostra dei Libri stampati a Mantova nel secolo XV e dei cimeli di Baldassarre Castiglione. Nel 1966 un'altra importante esposizione, la Mostra dei codici gonzagheschi, segnò il temporaneo ritorno a Mantova di importanti manoscritti appartenuti alla libreria dei Gonzaga, ora sparsi in varie biblioteche italiane ed estere. Dal 1992 la Biblioteca fa parte del polo di Lombardia Informatica di SBN, il Servizio Bibliotecario Nazionale, che consente la catalogazione partecipata on-line tra tutte le biblioteche aderenti, nonché una condivisione delle risorse informative tramite il prestito interbibliotecario.